FLUON: L’EQUILIBRIO UNDERGROUND DEL TRE. ANDY, FABER, FABIO!

photo© Paola Arponewww.paolaarpone.com
text Valentina Marchioni

In un capannone industriale alle porte di Monza, che un tempo fu azienda tessile, oggi ha sede il Fluon Lab, coloratissima fabbrica d’arte stracolma di oggetti di ogni tipo. Qui incontriamo i Fluon, nuovo trio musicale, già icona della musica underground indipendente.
L’ambiente è saturo di materia ed energie. I raggi di un pallido sole che entrano dagli ampi lucernai ricavati nel tetto spiovente, annegano lo spazio di luce, esaltando le tinte fluorescenti e i contorni definiti delle opere. Ci sono installazioni, consolle musicali, manichini con stravaganti parrucche, prodotti industriali decorati, uni-posca (ovunque), acrilici, tele e tantissimo altro. Tutto qui dentro è fatto della stessa materia del suo eccentrico proprietario, Andrea Fumagalli, in arte Andy, classe 1971, artista completo e versatile. Noto al grande pubblico come Andy dei Bluvertigo, gruppo che fonda nel 1994 con Marco Castoldi (in arte Morgan). Andy è uno spirito audace che, grazie ad una naturale inclinazione alla sperimentazione, nel corso degli anni si è espresso in linguaggi artistici diversi, firmando opere di grande forza che, come mi racconta lui stesso, hanno suscitato l’interesse di Jérôme Sans, che nel 2010, lo invita come unico rappresentante italiano alla Triennale Bovisa di Milano per la mostra “It’s not only Rock’n Roll Baby” di cui è curatore.
Fluon lab è il suo tempio. Qui le contaminazioni musicali dei Soulwax s’impastano con le tinte fluo degli acrilici e il sound del vinile si mescola all’elettronica. Ed è proprio in questo luogo che, pochi mesi fa, Andy, lasciatasi ormai definitivamente alle spalle le esperienze passate, fonda con Fabrizio Grigolo (Faber) e Fabio Mittino, Fluon – il gruppo.
Il loro primo singolo, Naked, è un inno alla libertà e un tributo al sound degli ’80 rielaborato in chiave electro minial sperimentale; in questo primo brano è racchiuso tutto l’equilibrio degli elementi di questo gruppo, unito nel motto “nella vita il vero successo è fare ciò che ti piace”.
Appena dentro il mio occhio cade su una parete blu-Cina. È l’unica piuttosto scarna in una stanza stracolma di tutto, compresa una “valigia vomita vestiti”.
Appesa al muro c’è una lastra di plexiglas sulla quale spicca una scritta “A Andy” per “Metallo non metallo” disco d’oro 1997, dono della Columbia Sony.
Ci mette un po’ ad aprirsi Andy. È ritroso. Sarà forse colpa dei suoi grandi occhi chiari, quasi bianchi, o forse la snellezza del suo corpo, ma a guardarlo mi ricorda un gatto selvatico, ritroso, per istinto alle carezze. Rompo il ghiaccio con una domanda, l’unica che gli faccio prima che il discorso segua delle sue autonome traiettorie. Gli chiedo quali tratti delle sue esperienze–musicalmente parlando- influenzano oggi i Fluon, in altre parole “cosa è rimasto e cosa è cambiato da ieri a oggi?”
Andy si accende la seconda sigaretta di una lunga serie e le parole gli escono dalla bocca a cavallo di un cerchio di fumo. Ripercorre la sua storia musicale dai tempi degli Smoking Cocks e dei Golden Age.
“L’intenzione comunicativa è rimasta integra, così come la mia musicalità istintiva e la voglia di condividere con il gruppo un’esperienza che sia anche ma non solo musicale. Quello che è cambiato rispetto al passato è il livello d’ambizione” guarda per un attimo nel vuoto, e per qualche secondo lo perdo.
Ritornerà spesso su questo concetto. Parla del passato con un certo distacco eppure il suo sguardo s’incupisce ed è lui spesso a fare riferimento ai Bluvertigo. Ma comincia ad aprirsi.
QuelIo dei Fluon è un progetto che vede la luce oggi ma che è stato, per oltre due anni, tenuto in incubatrice. L’incontro con Fabio, vero virtuoso della chitarra cresciuto musicalmente ai ritmi serratissimi della Guitar Craft di Robert Fripp, è stata la scintilla che ne ha decretato l’inizio. Fabio si è imposto in un momento particolare della vita di Andy… (l’annunciato e poi mancato ritorno dei Bluvertigo).
“Il nostro incontro è stato un po’ come quello tra Syvan e Fripp” ironizza Andy. “Ci siamo incontrati e abbiamo creato questo flusso”.
Faber, invece, è sempre stato lì, al suo fianco. La loro è un’amicizia che ha inizio molti anni fa. È lui che aiuta Andy nei suoi lavori d’arte; è Faber che all’interno dei Fluon ha apportato un certo gusto electro minimal. Mentre parliamo si apre una porta. È una scorrevole celeste con fori per tutta la superficie, ricoperta da una lastra trasparente color ocra. “Anche quella l’ha fatto Faber” mi dice Andy (riferendosi alla porta). “Ha fatto tutto lui, anche i binari su cui scorre”. Gli equilibri di forza all’interno dei Fluon sono ben definiti. Secondo Fabio (appena entrato nella stanza con addosso una tuta di pelle bullonata) è la legge del tre: c’è una forza positiva, una negativa e una stabilizzante. E sta tutto lì in equilibrio. “Non so chi tra me ed Andy sia il negativo e il positivo, ma certo è che Faber è quello che stabilizza” continua Fabio.
Ognuno porta qualcosa. Per farmi capire meglio questo concetto, Andy, che ama la cucina orientale, paragona il gruppo ad un piatto tailandese cotto nel wok: “è una cucina espressa, che cuoce subito, basta una saltata. Veloce solo all’apparenza, perché in realtà c’è tutta una preparazione prima. La verdura cuoce veloce perché prima è stata sminuzzata. Basta una fiammata ma tutto è già stato lavorato nel dettaglio”. Dettaglio è un’altra parola che pronuncia spesso. I dettagli hanno una rilevanza fondamentale per i Fluon, che Andy definisce un gruppo dalla “vecchia mentalità” – citando Trevor Horne e i Propaganda- quasi a voler sottolineare il contrasto di questa scuola con una certa tendenza alla bassa qualità e massimi numeri.
Gli stimoli più interessanti provengono dal basso, dal fermento underground di una società che va troppo velocemente verso degli obiettivi (a volte) nemmeno troppo chiari con il risultato che tanti che pensano di essere arrivati si bruciano il cervello.
I Fluon bandiscono dal loro vocabolario la parola imposizione.
Il loro è un continuo scambio, frutto di un’apertura totale degli elementi in cui ampio margine viene lasciato alla capacità e al gusto di sorprendersi, alla volontà di fare una musica che sia divertente (anche) da vedere.
Fabio, ad esempio, è un conoscitore della cultura giapponese. E infatti il video del primo singolo Naked è fortemente connotato da richiami alla cultura nipponica, anche se principalmente da un punto di vista iconografico.
Vedono l’epoca attuale come caratterizzata da forti fratture interne che non potranno lasciare invariati gli equilibri, e musicalmente parlando sarà “l’undergruound a segnare l’inizio di una nuova era” come sostiene Andy che nel frattempo è scivolato in una tuta grigia dall’ampia scollatura attraverso la quale s’intravede il tatuaggio di una spirale orientale.
La frattura dei tempi e i nuovi paradigmi musicali aprono straordinarie opportunità di cambiamento che i Fluon -in equilibrio tra diversi generi musicali e con uno sguardo sempre fisso agli’80 dei Depeche Mode almeno fino all’uscita di Alan Wilder- non hanno intenzione di farsi scappare.
“Naked” dice Faber “è un file musicale”. È convinto, e come dargli torto, che le raccolte musicali siano destinate ad essere sostituite da qualcosa di più immediata fruizione, come appunto un file, reperibile su internet a basso costo (per chi decide di pagare). Per questo i Fluon, con Naked hanno dato inizio ad una serie di file che –promettono – metteranno sempre più a fuoco questa idea e, come ci anticipano, saranno resi sempre unici grazie alla presenza di special guest del calibro di Pat Mastellotto alla batteria.
Li accompagno sul set fotografico e li guardo posare per gli scatti fotografici. Vedo un gruppo tenuto insieme da un flusso di energia positiva, la stessa contenuta in un viaggio la cui meta è il percorso stesso. Naked è un pezzo bellissimo e molto complesso. Non è importante sapere ora per quanto tempo questi equilibri sorreggeranno i Fluon perché, come diceva Jodorowski, “il segreto della vita è viverla” e questo gruppo pare proprio essere in piena attività.

Published on Dec 20, 2012
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