“Plastic Love”

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Al sesto piano dell’Osservatorio della Fondazione Prada in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano è di scena fino al 22 luglio la mostra SURROGATI. UN AMORE IDEALE a cura di Melissa Harris con le 42 opere fotografiche firmate dalle americane Jamie Diamond (1983) e Elena Dorfman (1965). Due visioni contrapposte ma ambedue di grande impatto visivo e alquanto inquietanti inducono a una profonda riflessione sul presente e sul futuro dei concetti di amore familiare, romantico ed erotico. 
La famiglia tradizionale è spazzata via in un colpo solo. Le due artiste scelgono un aspetto insolito di questo tema universale aprendo la strada del legame emozionale tra uomo e donna e una rappresentazione artificiale dell’essere umano. Melissa Harris anticipa: ” I lavori di Diamond e Dorfman documentano in modo vivido e senza pregiudizi le interazioni tra gli uomini e i loro compagni inanimati ma realistici” e approfondisce” l’immagine della famiglia veicola uno spettro di emozioni, circostanze, contesti, sia se il legame che unisce i soggetti scaturisce da una scelta (un coniuge, un amante, un amico, un figlio adottivo) sia nel caso di legami di sangue (un genitore, un fratello, un figlio biologico). Ma che succede se questo legame è in realtà una proiezione tra un umano e un surrogato idealizzato di un umano ?”.

Ecco il centro dell’indagine di Diamond e Dorfman e del loro racconto sul rapporto d’intimità con esseri inanimati di silicone dalle fattezze umane. Nelle serie Forever Mothers e Nine Months of Reborning , Jamie Diamond ritrae la vita di una comunità outsider di artiste autodidatte chiamate Reborners che realizzano e collezionano bambole iperrealistiche con cui interagiscono per soddisfare il loro senso di maternità. E per la fotografa statunitense è stata un’esperienza rivelatrice di una nuova realtà: “lavorare con questa comunità mi ha permesso di esplorare quella zona grigia tra realtà e artificio, dove si costruiscono relazioni con oggetti inanimati, tra uomo e bambola, artista e opera, misterioso e reale”.

In I promise to Be a Good Mother, l’altro progetto in mostra, Diamond si trasforma invece nella madre perfetta, indossando gli abiti di sua madre e interagendo con Annabelle, una bambola reborn. E quando Melissa Harris chiede a Jamie Diamond lo stigma dei proprietari di bambole, l’artista risponde: “Chi vede questo mondo dall’esterno tende a pensare che le donne che posseggono una reborn siano pazze. Eppure, nonostante il loro comportamento, non ho mai conosciuto una donna della comunità che pensi alla sua bambola come a un neonato vero. In alcuni casi li trattano come bambini ma sono consapevoli della differenza. La maggior parte di loro sono persone gentili, generose e premurose e con i piedi ben saldi per terra. Ciò che è reale sono le loro emozioni e connessioni. Ci sono sentimenti veri e genuini che vanno oltre l’immaginazione e il gioco di ruolo”.

Elena Dorfman espone nello spazio della Fondazione Prada un progetto che le ha dato visibilità internazionale dal titolo Still Lovers, fotografie incentrate sulle persone che condividono la propria quotidianità domestica con realistiche bambole erotiche a grandezza naturale. “Questo corpus di opere testimonia un modo di vivere inquietante e al tempo stesso commovente. Non intendo dare giudizi ma piuttosto offrire ai protagonisti di questo mondo segreto la possibilità di condividere con me la loro quotidianità. Osservo scene di vita domestica e dinamiche familiari svolgersi all’interno delle loro case”. E aggiunge: “Nel caso delle sex dolls sono talmente realistiche che ci si avvicina alla Uncanny Valley. Secondo la mia esperienza, per riuscire a convivere con un surrogato di silicone per un lungo periodo, per dedicargli la propria vita, energia e le proprie finanze, bisogna creare loro una storia, un passato, ed è ciò che quasi tutti fanno”.

Ed è illuminante quest’altra dichiarazione dell’artista anche se fa pensare al nostro prossimo futuro con un certo allarme. La curatrice chiede alla Dorfman se le donne in carne e ossa e le bambole stiano diventando intercambiabili e la risposta è: Non ho iniziato Still Lovers con un intento femminista. Sono un’osservatrice e una cronista. Ma con il passare del tempo non posso ignorare l’attuale bambolizzazione delle donne. Prendiamo per esempio la griglia di immagini di Girlfriend 1 (in mostra una quadreria di volti differenti di varie sex dolls, N.d.R.). Ho notato che chi osserva non riesce a comprendere immediatamente che quei visi non sono reali. Ci stiamo dirigendo verso un ideale diverso, quello in cui le bambole sembrano donne vere e le donne vere sembrano bambole”.

Uncanny Valley: la zona perturbante o valle perturbante) è un’ipotesi presentata dallo studioso di robotica nipponico Masahiro Mori nel 1970)

Testo di Mariateresa Cerretelli

Photographer:
Jamie Diamond; Elena Dorfman
Location:
Osservatorio Fondazione Prada, Milano
Special thanks to:
Melissa Harris Curator
Text:
Mariateresa Cerretelli
Press Office:
Fondazione Prada